﻿{"id":7719,"date":"2017-04-03T11:09:01","date_gmt":"2017-04-03T09:09:01","guid":{"rendered":"https:\/\/laregledujeu.org\/arrabal\/?p=7719"},"modified":"2017-04-10T12:47:36","modified_gmt":"2017-04-10T10:47:36","slug":"guernica-mis-scene-matt-perry-university-interscholastic-league","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laregledujeu.org\/arrabal\/2017\/04\/03\/7719\/guernica-mis-scene-matt-perry-university-interscholastic-league\/","title":{"rendered":"\u00ab\u00a0Guernica\u00a0\u00bb (mis en sc\u00e8ne Matt Perry)&nbsp;: University Interscholastic League"},"content":{"rendered":"<p>\u00ab\u00a0I produced\u00a0 <strong>\u00ab\u00a0Picnic on the Battlefield\u00a0\u00bb\u00a0 by Arrabal<\/strong><\/p>\n<p>for the University Interscholastic League UIL<\/p>\n<p>Thank you, again, for the wonderful words you sent us (\u00ab\u00a0sous le manteau\u00a0\u00bb).<\/p>\n<p>This year, we are producing<\/p>\n<p><strong>\u00ab\u00a0Guernica\u00a0\u00bb by Arrabal<\/strong> .<\/p>\n<p>This is a wonderful play that we find very relevant to today\u00a0 \u00ab\u00a0en Pan y en Faustroll\u00a0\u00bb,<\/p>\n<p><strong>Matt Perry\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>Martinsville ISD<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>Arrabal by <strong>Beniamino Biondi<\/strong>:<\/p>\n<p>\u00ab\u00a0Quando Fernando Arrabal realizza il suo primo film Viva la muerte (1970), egli \u00e8 gi\u00e0 una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 note del panorama artistico europeo: fondatore nel 1962 con Alejandro Jodorowsky e Roland Topor del Movimento Panico (nome che compare per la prima volta nella sua opera Cinque racconti panici) e autore di pi\u00e9ces surreali e crudelissime, Arrabal \u00e8 il drammaturgo pi\u00f9 eccentrico e singolare della nuova avanguardia teatrale, il pi\u00f9 iconoclasta e sconcertante.<\/p>\n<p>L\u2019esordio al cinema avviene, in modo indiretto, con la trasposizione su pellicola di due suoi lavori: Il paese incantato (1968), di Jodorowsky, dall\u2019opera Fando Y Lis, e Il gran cerimoniale (1968), di Pierre-Alain Jolivet (cineasta oscuro ma assai interessante), dall\u2019opera omonima. Quando Viva la muerte usc\u00ec nelle sale, il film venne salutato come un capolavoro da Andr\u00e8 Pieyre de Mandiargues (che scrive che il film \u201c\u00e8 senza dubbio un\u2019opera d\u2019arte. Una delle pi\u00f9 strabilianti mai viste in vita mia\u201d.), ebbe il plauso incondizionato di Luis Bu\u00f1uel (che certamente ne influenz\u00f2 il lavoro, quasi che il film di Arrabal sia la versione surreale di Los Olvidados) e ottenne un\u2019entusiastica recensione di Alberto Moravia dal titolo \u201cSe Edipo impugna la bandiera rossa\u201d[1].<\/p>\n<p>In patria, invece, venne censurato per i suoi contenuti blasfemi (dopo che, quattro anni prima, il regista venne addirittura arrestato per vilipendio allo stato e alla religione).<\/p>\n<p>Il dodicenne Fando, cresciuto nel culto per il padre scomparso in una Spagna appena riconquistata dalle falangi franchiste, vive in una atmosfera magica, dove i sogni della prima et\u00e0 si mescolano al ricordo di esperienze reali, sovrastate dalla figura di una madre dominatrice, di una zia irrequieta e di avi smarriti nel loro silenzio. Poco a poco, Fando ricostruisce la terribile verit\u00e0: suo padre non \u00e8 morto come voglio fargli crescere, ma \u00e8 stato arrestato dai franchisti su denuncia della moglie e ha tentato il suicidio in prigione. Colpito dalla tubercolosi, Fando viene ricoverato in ospedale. Una mattina, la sua coetanea e amica Teresa, lo carica su di un carretto e lo trasporta sui monti ove agiscono i partigiani.<\/p>\n<p>Pervaso da un fortissimo elemento autobiografico nella rievocazione dell\u2019infanzia dello scrittore a Melilla (reinventata a Tunisi, dove \u00e8 stato girato il film), Viva la muerte \u00e8 \u201ctratto con una certa programmatica infedelt\u00e0 dal romanzo Baal Baylone, scritto dallo stesso Arrabal nel 1959\u201d e adopera il doloroso accaduto della perdita del padre, in seguito alla delazione della madre, (che si paventa nel film possa nutrire sentimenti incestuosi per il figlio) per un atto d\u2019accusa accorato e senza compromessi del totalitarismo fascista. La denuncia del regime e la trasfigurazione ossessiva del proprio destino personale appaiono con sconvolgente verit\u00e0 nella provocazione surreale e nell\u2019orrore perturbante dei titoli di testa disegnati da Roland Topor: come i supplizi di Bosch, il regista passa in rassegna un catalogo di figure massacrate, crocifisse, mutilate o divorate, epifanie iconiche proprie della poetica di Arrabal, accompagnate dalle note stonate e inquietanti (nel loro candore) di un\u2019acidula filastrocca danese, che, attraverso un feroce montaggio delle attrazioni, forniscono il senso della provocazione antiautoritaria e anarchica del loro autore e annunciano, nel loro sfinimento inventariale, gli incubi necrofili e scatologici del dodicenne Fando, tra defecazioni, vomiti e mattanze di animali, cos\u00ec che le sue visioni mostruose si intessono e si ragguagliano sempre intorno al corpo: un corpo esibito con violenza o totalmente sclerotizzato, un corpo risemantizzato attraverso il dispositivo cinematografico come luogo simbolico della colpa, un corpo che si autoflagella per effetto di un radicato delirio cattolico (si pensi alla figura della zia che coniuga ossessioni religiose e ninfomania).<\/p>\n<p>Il simbolismo di Arrabal \u00e8 certamente meno oscuro e caleidoscopico di quello di Jodorowsky e si alterna costantemente con il piano realistico della rappresentazione, ma ad ogni modo la visione del cineasta \u00e8 irrimediabilmente eversiva e dionisiaca, pansessuale e cristologica (si pensi alla scena della flagellazione della madre nuda davanti al crocifisso), traumatica e catartica. L\u2019elemento onirico e perturbante di Arrabal (sul vettore psichico di un complesso edipico irresoluto ed eterno) giunge al suo punto di non ritorno nelle sequenze finali girate in videotape (con un intenso lavoro su filtri ottici e sui colori, portati ad un unico livello di narrazione), distorte, sovraesposte e manipolate cromaticamente, non mancando di porsi come un momento di ricerca espressiva del tutto all\u2019avanguardia (essendo il video magnetico un mezzo rudimentale e agli esordi del suo utilizzo al cinema).<\/p>\n<p>Viva la muerte \u00e8 un\u2019opera di estremo barocchismo lirico e di un\u2019immaginazione rutilante che in certi momenti \u00e8 malservita da non adeguate capacit\u00e0 tecniche che poco pregiudicano, in ogni modo, l\u2019esito finale; il rischio \u00e8 quello del pastiche, ma esso \u00e8 anche il suo pregio e la sua provocazione.<\/p>\n<p>L\u2019anarco-surrealista Arrabal \u00e8 parso a molti un pallido imitatore di Jodorowsky, e certamente i punti di contatto sono molteplici, ma a ben vedere le premesse di contenuto divergono profondamente in quanto Jodorowsky non contempla n\u00e9 un autentico richiamo biografico (eccetto che per una potente biografia dell\u2019immaginario) n\u00e9 un concreto nesso alla storia contemporanea, cos\u00ec come in Arrabal che utilizza un estremismo funebre e visionario per avvertire sui pericoli del fascismo e della religione (quasi anticipando il Sal\u00f2 di Pasolini).<\/p>\n<p>Nel 1970 Viva la muerte apparve non solamente come una geniale ricapitolazione di turbamenti psichici e suggestioni culturali, ma anche come un\u2019anticipazione geniale del processo di contaminazione cinematografica fra storia ed immaginario che non distingue pi\u00f9 fra il piano reale e il piano inconscio: cos\u00ec che anche la fantasticheria solitaria non contiene che incubi orribilmente realistici e carnali, volti alla barbarie e alla brutalit\u00e0, fino ad un\u2019autentica orgia di onirismo caustico ed erosivo. Il tentativo sperimentale di Arrabal, piuttosto che nella violenza surreale (indiscussa ma inesorabilmente datata), si realizza proprio nella coesistenza dei due piani che senza soluzione di continuit\u00e0 progrediscono in visioni tanto realistiche quanto deliranti, di modo che l\u2019orrore del corpo conduce spietatamente e per oscure metafore al fascismo come luogo psichico dell\u2019orrore sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>Il film successivo, del 1973, \u00e8 Andr\u00f2 come un cavallo pazzo, opera che per alcuni segna il passo involutivo di Arrabal \u2013 in quanto maggiormente ripiegata su se stessa e irrisolta nella sua elaborazione drammatica \u2013 e che all\u2019opposto trae valore proprio dalle sue aporie narrative e dalle sue concentrazioni oppositive.<\/p>\n<p>Il giovane Aden Rey, sofferente di epilessia, uccide la madre, che ritiene colpevole del suo male (ne fu colpito quando, ancora bambino, la scopr\u00ec in compagnia dell\u2019amante). Per sfuggire alla polizia, che gli sta dando la caccia, si rifugia in un deserto, dove incontra un eremita, Marvell, che vive in perfetta armonia con la natura. Aden ne \u00e8 affascinato, ne accetta l\u2019amicizia, ma non sa resistere al richiamo del mondo che si \u00e8 lasciato alle spalle. Convince il santone a seguirlo, lo conduce a Parigi, insieme vivono una breve e avventurosa esperienza, ma Rey \u00e8 sempre perseguitato dai ricordi della sua infanzia, mentre Marvel rimpiange la sua serena vita di primitivo nel deserto, finch\u00e9 Aden non cade sotto il piombo della polizia. L\u2019amico ne riporta il corpo nel deserto, per mangiarselo, in un supremo atto di comunione.<\/p>\n<p>Il film, una metafora insondabile sul degrado della civilt\u00e0, \u00e8 in qualche modo la prosecuzione di Viva la muerte: il piccolo Fando \u00e8 divenuto Aden, che, dopo aver ucciso la madre e averle rubato tutto, scappa verso il deserto lacerato dai sensi di colpa. Il rapporto con la madre \u00e8 traumatico e ci viene mostrato retrospettivamente attraverso i ricordi: in piedi con una corona di spine sulla testa, in punizione a seguito delle sue crisi epilettiche, nascosto a spiare gli amplessi della madre con uomini mostruosi, intento alla masturbazione. Fra tutti gli assassinii, il matricidio \u00e8 uno dei pi\u00f9 abietti e dolorosi, e atroce \u00e8 il rimorso di chi lo compie; e inoltre \u00e8 un gesto arcaico congiunto fra mito e ritualit\u00e0. Nel deserto, luogo religioso di ascesi perenne o di totale perdizione, Aden incontra un nano, uno sciamano misterioso che in qualche modo rappresenta la sua nemesi, il suo io rovesciato.<\/p>\n<p>Il nano Marvell (il tunisino Hachemi Marzouk, che non si sa che fine abbia fatto dopo il film) che interpreta il suo personaggio cadenzando benissimo \u00e8 il fulcro simbolico del racconto di Arrabal sulla fatale consunzione della societ\u00e0 dei consumi dispiegata alla reiterazione insignificante dei rituali, delle ossessioni e delle fobie del suo grottesco nulla. Marvell \u00e8 un filosofo primitivo la cui natura abdica ad ogni concetto di relazione e di morale, un androgino dello spirito che ricapitola il principio duale del mondo nel suo Io cosmico (un\u2019apeiron messianico): egli \u00e8 insomma il paradigma della percezione allo stato puro e della dialettica sensibile tra l\u2019Io e il mondo. Laddove Marvell \u00e8 sovrumano, Aden ne \u00e8 il principio umano, con tutti i suoi limiti e le sue interrogazioni. Il nano seguir\u00e0 il giovane amico in citt\u00e0 e sar\u00e0 per lui la sua coscienza critica, il suo contrappasso irriconciliante, il suo profeta gnostico, fino a che \u201ctra la ricerca di una sessualit\u00e0 distorta, canti gregoriani, masochismo, cannibalismo, degustazione di feci, polluzioni, insetti, amputazioni e travestimenti\u201d e persino l\u2019esecuzione di un bambino completamente nudo, Aden chieder\u00e0 a Marvell di essere mangiato per ottenere la purificazione dalle sue colpe e un ultimo atto di assoluta e inconvertibile comunione. Compiuto il rito antropofago Marvell avr\u00e0 raggiunto l\u2019ascesi, cos\u00ec che lo spirito di Aden potr\u00e0 fecondarsi nel corpo del nano pluralizzando il proprio Io.<\/p>\n<p>La storia, ancora intrisa di un autobiografismo folle, muove dall\u2019impossibilit\u00e0 che il tempo possa esorcizzare la memoria; Arrabal, che impiega la metafora eccedente della crudelt\u00e0 (pure quando essa \u00e8 inverosimile e grottesca) per affabulare il disordine della nevrosi moderna al limite tra rivolta e rassegnazione, stavolta \u00e8 prossimo ai riferimenti della letteratura e della filosofia: Alfred Jarry, Nitezsche, il cristianesimo primitivo, la dottrina gnostica, l\u2019alchimia, l\u2019esoterismo, l\u2019erotismo batalliano, il tab\u00f9 dell\u2019incesto, il comunismo deflagrante la famiglia e la religione, tutto partecipa del furore iconoclasta del Teatro Panico e dell\u2019alienazione dell\u2019Io.<\/p>\n<p>Secondo alcuni, Arrabal \u201crimane vittima del suo delirio\u201d: la delirante allegoria del tardo capitalismo e il potlach limacciosamente intellettuale che la sostiene hanno in qualche modo fatto il loro tempo, ma il processo di individuazione del giovane matricida \u00e8 autentico e realmente inquietante, come pure l\u2019estremismo disgustoso e stomachevole (totalmente scatologico) degli atti compiuti o immaginati in funzione psichicamente traumatizzante e narrativamente compiuta;\u00a0 inoltre, la creazione di autentici tableaux vivants anticipa le forme di contaminazione fra il cinema e il teatro contemporaneo della performance art. Spogliato degli elementi politici del film precedente, la seconda opera di Arrabal si attesta all\u2019evocazione di quel processo di dolorosa anamnesi che conduce alla sublimazione dell\u2019Io attraverso un\u2019esperienza di totale spoliazione di s\u00e9: in definitiva, la liberazione attraverso la poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>Il terzo film della trilogia panica \u00e8 L\u2019Albero di Guernica (1975). Girato, su suggerimento di Pasolini, nell\u2019atmosfera visionaria degli antichi quartieri di tufo dei Sassi di Matera, \u00e8 l\u2019opera pi\u00f9 narrativamente equilibrata di Arrabal, che, ancora una volta, ritorna alla storia del suo paese.<\/p>\n<p>Mentre a Villa Ramiro, una cittadina spagnola antico feudo dei conti di Cerraibo, il popolo sta festeggiando il carnevale e la fine della fame e dell\u2019oppressione, un gruppo di generali si ribella al potere repubblicano e scatena la guerra civile. Una giovane contadina, Vandal, e Goya, figlio del conte di Cerraibo, incontratisi casualmente a Guernica, rinunciano al loro proposito di raggiungere la Francia per schierarsi con le forze repubblicane.<\/p>\n<p>Prendendo spunto da una sanguinosissima pagina di storia, Arrabal coniuga la vicenda corale di un intero paese assediato dalle truppe di Franco con quella di un pittore anarchico e surrealista che ha abdicato ai principi della sua classe di appartenenza (la borghesia reazionaria e protofascista) e si schiera, insieme ad una giovane contadina, in favore della lotta repubblicana. Arrabal limita di molto le sue metafore e i simbolismi astratti delle opere precedenti \u2013 tuttavia frequenti in alcune sequenze assai suggestive, come per la corrida surreale in cui il toro \u00e8 sostituito da un nano legato ad una carriola o per la durissima iconoclastica del crocifisso fatto a pezzi o dello sperma sulle labbra della statua della Vergine Maria \u2013 e muove ad un resoconto storico meno vorticosamente delirante che, pure con toni grotteschi, indaga sulla paranoia del regime, come nella sequenza in cui\u00a0 Onesimo in divisa da falangista si scambia il copricapo con un prete, mentre quest\u2019ultimo gli lecca la faccia, oppure quella del processo farsa al maestro elementare, condannato a morte per omicidio, anche dopo che la presunta vittima si \u00e8 presentata in tribunale.<\/p>\n<p>Se il sottotesto filosofico del precedente film \u00e8 qui sostituito con la storia concreta della rivolta spagnola, tuttavia l\u2019opera \u00e8 soffocata da una regia didascalica e impacciata che, per eccesso di compiacimento, finisce per non servire le ragioni narrative del film. Arrabal pare non si decida a compiere una scelta stilistica persuasiva, anzitutto con se stesso; inoltre il montaggio dilettantesco riesce a tratti stucchevole e aggrava le defezioni tecniche di scrittura, anche a causa di una sceneggiatura discontinua e inutilmente verbosa. Tuttavia ogni limite manifesto del film \u00e8 minato dall\u2019immaginario goyesco di Arrabal che scuote le fondamenta della percezione sensibile con le sue visioni mostruose. Come Pasolini per Sal\u00f2, Arrabal eccede la storia come un rito di processione sadica ma finisce, pur con tutti i suoi limiti, per offrire uno dei migliori ritratti della guerra civile spagnola.<\/p>\n<p><strong>Beniamino Biondi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>[1] \u201cViva la muerte \u201c di Fernando Arrabal \u00e8 un film doppiamente autobiografico, cio\u00e8 sia negli eventi che sono quelli della vita stessa dell\u2019autore, sia nelle deformazioni che l\u2019autore non pu\u00f2 fare a meno, proprio perch\u00e9 \u00e8 profondamente e direttamente impegnato nella sua opera, di introdurre negli eventi. Di che si tratta in \u201cViva la muerte\u201d? In una cittadina spagnola, ai nostri giorni, in una famiglia povera composta dei nonni, della madre e di una zia, vive un ragazzo il cui padre, ufficiale repubblicano, ai tempi della guerra civile, fu arrestato e condannato prima a morte e poi al carcere a vita. Il ragazzo ha assistito all\u2019arresto, sa della condanna a morte e del carcere a vita e ha pure appreso che il padre ha tentato di uccidersi e che alla fine \u00e8 diventato pazzo ed \u00e8 scomparso. Ora questa \u00e8 punto per punto la storia del padre di Arrabal il quale, infatti, ha scritto : \u201cIl 4 novembre del 1941 colpito da turbe mentali, mio padre fu trasferito dal carcere centrale di Burgos al manicomio provinciale della stessa citt\u00e0. 54 giorni dopo sfugg\u00ec e scomparve per sempre. Il giorno della sua scomparsa, a Burgos, c\u2019era un metro di neve e gli archivi indicano che egli non aveva con s\u00e9 la carta di identit\u00e0 e indossava soltanto il pigiama. Mio padre che era un \u201crosso\u201d, era nato a Cordoba nel 1903. La sua vita fino alla scomparsa fu una delle pi\u00f9 dolorose che io ricordi. Mi piace pensare di avere le sue stesse idee artistiche e politiche\u201d. Fin qui i fatti. Ma nel film, oltre all\u2019autobiografia fattuale c\u2019\u00e8 anche quella interiore. Arrabal immagina che il ragazzo \u00e8 sicuro che sia stata la madre retriva e bigotta a denunziare e fare arrestare il padre dai franchisti. Ora, \u00e8 accertato che questo \u201cnon risponde alla verit\u00e0\u201d. In realt\u00e0 la madre si limit\u00f2, forse per paura, a non prendere le difese del marito, a non assisterlo con il suo affetto. Bisogna dunque vedere nell\u2019invenzione della delazione una specie di rabbiosa diffamazione da parte di Arrabal il quale, evidentemente, \u201caveva bisogno\u201d, e non soltanto per motivi letterari, di non perdonare alla madre il suo contegno verso il padre. Perch\u00e9 insisto sul doppio autobiografismo di \u201cViva la muerte\u201d? Anzitutto perch\u00e9 esso spiega l\u2019atmosfera dolorosa e sofferta della vicenda. E poi perch\u00e9 \u00e8 la chiave per arrivare al nucleo centrale, tragico e straziante, dell\u2019ispirazione di Arrabal. Il ragazzo Fando ama sua madre di un amore eccessivo, chiaramente edipico, che alla fine potrebbe portarlo, per istintiva rivalit\u00e0, a prendere le parti della donna contro il padre. Ma Fando sente, al tempo stesso, oscuramente, che deve rivoltarsi contro sua madre e contro il mondo retrivo e bigotto che essa incarna. Allora, con mezzi drastici e disperati, egli opera una scelta esistenziale. Tra se stesso e sua madre sceglie la delazione materna, il destino del padre, e, alla fine, la rivoluzione. Si identifica, insomma, con il padre \u201crosso\u201d; rifiuta la madre franchista. Lo sforzo compiuto per ripudiare la madre, lo fa ammalare. Nell\u2019autobus che lo porta all\u2019ospedale, egli accuser\u00e0 apertamente la madre di aver provocato l\u2019arresto del padre. Essa risponder\u00e0 : \u201cSe egli avesse fatto il suo dovere, oggi sarebbe dalla parte dei vincitori. Oggi sarebbe un padre come tutti gli altri. Ma egli, per le sue idee, ha compromesso tutto: il suo avvenire, quello della moglie e dei figli\u201d. Chi non ha udito parole simili al tempi dei fascismi? Il film \u00e8 raccontato a due livelli, quello della vita quotidiana in un borgo spagnolo e quello della vita interiore di un ragazzo alle prese con il suo inconscio. Nella descrizione della vita quotidiana Arrabal \u00e8 realistico, del realismo, per\u00f2, fermo e incantato che \u00e8 proprio dei surrealisti, a cominciare da Bu\u00f1uel. La vita interiore, d\u2019altra parte, accompagna quella quotidiana con un flusso continuo di immaginazioni simboliche, violente, truculente. Ma i due livelli si intersecano e si confondono. Arrabal ha capito che il sogno \u00e8 reale quanto la realt\u00e0; e che mentre una cosa pu\u00f2 essere vera o falsa, tutto, in compenso, \u00e8 reale, cosi la verit\u00e0 come la menzogna. La bella zia che si denuda davanti al crocefisso e si fa frustare dal ragazzo, \u00e8 un sogno oppure una realt\u00e0? La madre che sputa sui fucilati, \u00e8 una realt\u00e0 oppure un sogno? \u00c8 stato osservato che in \u201cViva la muerte\u201d Arrabal attinge a piene mani dal museo degli orrori dell\u2019onirismo surrealista cos\u00ec che nel film, accanto a parti sentite e autentiche ci sarebbero parti di maniera. Non sono di questo parere. In realt\u00e0, come tutti sanno, anche se non vogliono ammetterlo, l\u2019inconscio \u00e8 pieno di mostri che Arrabal ha evocato con esattezza in un contesto che li giustifica. L\u2019avere stabilito un rapporto dialettico tra i mostri dell\u2019inconscio e la vita morale mi pare uno dei meriti principali di questo film eccezionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A propos de \u00ab\u00a0Guernica\u00a0\u00bb de Fernando Arrabal.<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":7787,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[35811,428,6295],"class_list":["post-7719","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-miscellannees","tag-arrabalesque","tag-dramaturge","tag-guernica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Guernica&quot; (mis en sc\u00e8ne Matt Perry) : University Interscholastic League - Ceci n\u2019est pas un blog<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/laregledujeu.org\/arrabal\/2017\/04\/03\/7719\/guernica-mis-scene-matt-perry-university-interscholastic-league\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"fr_FR\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"&quot;Guernica&quot; (mis en sc\u00e8ne Matt Perry) : University Interscholastic League - 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